Pur essendo un settore ancora recente, l'industria della visione notturna si sta evolvendo a ritmo accelerato, che sembra rimanere tuttavia per molti un tema misterioso, complesso e costoso. Ma esistono anche strumenti di qualita’ a prezzo ragionevole, alla portata del cacciatore o del professionista. La crescente diffusione in Italia della caccia di selezione, dove non si cerca il "bel trofeo" ma si preferisce contribuire efficacemente alla selezione naturale - con la riduzione di esemplari in cattive condizioni fisiche o sofferenti - ha dato il via allo sviluppo di nuove tecniche di caccia, di nuove armi e soprattutto di nuove ottiche, piu’ adatte alle esigenze di scoperta, individuazione, identificazione e attenta verifica anche in condizioni di precaria visibilita’, condizioni frequenti per il cacciatore di selezione, e ancor piu’ per il guardia caccia o guardia parco che deve operare di notte. |
LA PRIMA NOTTE I primi apparati di visione notturna compaiono alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Pesanti e ingombranti, sfruttavano una fonte luminosa ad infrarossi. Pur efficaci, questi strumenti fornivano un campo focale e visivo molto limitato e le dimensioni rendevano scomodi e poco pratici questi intensificatori di luce notturna ad infrarossi, detti di generazione 0. La fase successiva giunge con lo sviluppo della tecnica basata sull'amplificazione delle fonti di luce disponibili di notte: per esempio, l'intensificazione della luce stellare e della luce riflessa dalla luna. Questa tecnica, unita ad illuminatori all'infrarosso piu' piccoli ed efficaci, ha prodotto intensificatori di luce notturna potenti e pratici il cui sviluppo prosegue tuttora, ricorrendo sempre piu’ alla tecnologia elettronica. |
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A livello commerciale, oggi sono disponibili quattro generazioni di intensificatori di luce notturna: 1ª Generazione: utilizza un fotocatodo S-20, inversione elettrostatica ed accelerazione ad elettroni. 2ª Generazione: sfrutta un fotocatodo S-25 (rosso esteso) con piatto a microcanali per ottenere l'intensificazione luminosa. Questi strumenti forniscono un'amplificazione luminosa piu’ elevata con minor distorsione. 2ª Generazione Plus: sulla base della 2ª Generazione e’ stata realizzata anche la 2ª Generazione Plus che ne migliora la risoluzione e di conseguenza la qualita’ dell’immagine, offrendo inoltre una maggiore penetrazione del buio. 3ª Generazione: (riservata ai militari) utilizza arsenuro di gallio per il fotocatodo ed un disco a microcanali, ricoperto di una pellicola con barriera di ioni in grado di prolungare la durata del tubo illuminatore. 4ª Generazione: (riservata ai militari) utilizza sempre l’arsenuro di gallio per fotocatodo abbinato al disco a microcanali, ma non e’ ricoperto dalla pellicola di protezione, a svantaggio della durata ma a vantaggio della qualita’ dell’immagine. Esistono infine due generazioni di tubi europee prodotte dall’olandese DEP: SuperGen: si pone tra la 2ª Generazione Plus e la 3ª Generazione americana. XD-4: tubo di elevate qualita’ paragonabili ai tubi di 3ª Generazione ma con maggior risoluzione e dettaglio. NOTA IMPORTANTE: Commercianti del tutto privi di scrupoli cercano di vendere (in tutto il mondo, ma anche in Italia) la tecnologia XD-4 come 4ª Generazione. ATTENZIONE: NON E ’ ASSOLUTAMENTE POSSIBILE! Pur essendo un tubo di qualita’ eccelsa e di tutto rispetto, l’XD-4 non ha nulla a che vedere con la 4ª Generazione. La 4ª Generazione americana viene impiegata sui goggles, visori notturni da montare in testa generalmente utilizzati dai piloti per il volo notturno. La 4ª Generazione e’ di proprieta’ del Governo americano e attualmente non e’ in vendita e non e’ esportabile neppure tra Governi membri NATO: immaginiamo dunque se e come possano essere commercializzati tali prodotti sui banchi delle armerie, tra l’altro spesso abbinati a cannocchiali notturni di produzione russa. |
"LOTTA" TRA GENERAZIONI I tubi di 1ª Generazione, indipendentemente dal paese di provenienza, hanno alcune limitazioni. Escludendo quelle relative alle ore di utilizzo (circa 3.000 ore contro le circa 5.000 della 2ª generazione), sono due i punti fondamentali su cui ci soffermiamo: 1) Il primo aspetto negativo e’ la distorsione dell'immagine: se al centro essa e’ perfettamente a fuoco, ai bordi rimane bombata e sfuocata. |
2) Il secondo aspetto sfavorevole e’ la penetrazione nel buio, che nello spettro non va oltre i circa 780 nanometri (cioe’ di poco superiore a quella che l'occhio umano puo’ percepire). E' vero che se si accende l'illuminatore IR (infrarosso), di cui generalmente i visori di 1ª Generazione sono dotati, il problema e’ risolto, ma e’ altrettanto vero che a differenza dell'uomo, un animale vede la luce infrarossa. In genere, in presenza di questa luce, il selvatico non scappa, ma in ogni caso si allarma e il tempo utile al cacciatore per agire si riduce a frazioni di secondo, troppo poco per intervenire in sicurezza e colpire con certezza un punto letale. Gli strumenti ad intensificazione di luce notturna con tubi di 1ª Generazione regolarmente importati, si spengono automaticamente in caso d'abbagliamento che puo’ essere provocato, ad esempio, dalla vampa alla bocca dell'arma al tiro (una fiammata misurata in almeno un metro di lunghezza per il calibro .375 Holland & Holland); si evitano in questo modo danni irreparabili ai tubi intensificatori d'immagine. Tuttavia, alcuni visori di 1ª Generazione importati, venduti di contrabbando sulle bancarelle, sono sprovvisti di questo tipo di protezione fondamentale. Con i tubi di 2ª Generazione questi problemi sono stati migliorati se non addirittura eliminati. L'immagine risulta praticamente a fuoco sull'intera superficie e la penetrazione nel buio, soprattutto nelle zone d'ombra, e’ sicuramente piu’ netta, anche senza utilizzare l'illuminatore IR. LUOGHI COMUNI Spesso si sente parlare di tiri notturni superiori a 200 metri: non e’ vero, non perche’ il visore non "veda" a questa distanza, ma perche’ l'immagine intensificata e’ un'immagine ricostruita e, per quanto il tubo sia di ottima qualita’, la definizione che si riesce a raggiungere e’ insufficiente per mirare e sparare a tali distanze. Ma poi, chi spara di notte a 200 metri? La distanza sicura adottata dai professionisti non va oltre gli 80 metri. Per l'ottica notturna, il tiro utile potenziale va da un massimo di 50 / 60 metri con un tubo di 1ª generazione, ai 100 / 120 metri con uno di 2ª generazione. Altro punto dolente per i tiri a lunghe distanze e’ il reticolo. Generalmente, i visori a intensificazione di luce notturna adottano reticoli interni luminosi a "V" capovolta. Immaginiamo un piccolo selvatico, ad esempio una volpe, ad una distanza di circa 40 metri. Anche se il reticolo e’ grosso e finisce a punta, si riuscirebbe in ogni caso a mirare nel punto desiderato. Ora, se questo piccolo selvatico fosse a 100/120 metri, la punta estrema del reticolo coprirebbe quasi per intero l'animale, rendendo impossibile la mira. Per ovviare, ma solo parzialmente, a questo inconveniente, si puo’ regolare l'intensita’ luminosa del reticolo, ma in realta’ il tiro in queste condizioni e’ comunque da evitare. |
![]() Reticol o ATN mod. 6500 |
![]() Reticolo ATN mod. 258 |
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![]() Reticolo mod. V8 |
L'attuale tecnologia permette di avere reticoli luminosi del tipo "Mil-Dot" cioe' veri reticoli di colore rosso registrabili in altezza e decentraggio grazie ad appositi regolatori disposti poco prima dell'oculare. |
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Questo tipo di reticolo (regolabile anche a mano senza l’ausilio di chiavi, monete, cacciaviti o quant’altro) rende molto più semplice l’individuazione e la collimazione del bersaglio. Da anni si parla di strumenti per la visione notturna per la caccia: sono apparsi anche molti e svariati articoli in cui si tratta di cannocchiali per armi a immagine termica. Se e’ vero che questi strumenti a termo-immagine portatili sono venduti per scopi tecnico-scientifici e di sorveglianza (ad un prezzo che supera in ogni caso i 15.000,00 Euro), e’ altrettanto vero che i cannocchiali a termo-immagine da montare su armi leggere sono attualmente prodotti solo per impieghi militari. |
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